In questi anni abbiamo assistito al proliferare di libri, manifestazioni, ospitate, fiction televisive e quant'altro in onore del RIS, balzato all'onore delle cronache in seguito ad alcuni casi di cronaca nera brillantemente risolti.
E, come accade spesso, l'eccesso di gloria provoca, forse, qualche eccesso di sicumera, in un paese come il nostro ove impazza il narcisismo.
Sembra questa la sintesi della vicenda di Garlasco, che ha segnato - al momento - una pagina non felice per il RIS e per la Magistratura.
Infatti, non è stata affatto un figura edificante quella rimediata in seguito al fermo (non convalidato) del giovane Alberto Stasi, accusato dell'omicidio della sua povera fidanzata.
Innanzitutto sembra che il RIS abbia voluto imprimere una inopportuna accellerazione alle indagini della Procura di Vigevano che - a detta del suo massimo esponente - voleva condurre le indagini all'insegna della calma e lontano dai clamori.
Dopo le pubbliche (e inopportune) bacchettate, inferte a Matrix dal Procuratore Capo, verso i mass-media che si scagliavano contro Stasi, lo stesso esternatore è caduto nella rete della fretta a tutti i costi , perchè l'opinione pubblica invocava un colpevole, da trovare a tutti i costi.
Le incongruenze e i dubbi nei racconti del giovane laureando ci sono tutti, ma un processo in Corte d'Assise (e anche lo stesso vaglio del Gip o del Tribunale del Riesame) non si vince ammonticchiando sospetti o prove indirette.
Dopo tanta sordina , durata oltre un mese, che fretta c'era di procedere a quel fermo sulla base di meri e discutibili indizi? Non sarebbe stato più opportuno attendere l'esito completo degli esami affidati al RIS?
Esito che, peraltro, tarda ad arrivare, a riprova che forse non è stato trovato nulla di certo nè contro stasi nè contro altri.
E se davvero l'assassino fosse Stasi, bisognerebbe ammettere che il Ris e la Procura non ne escono in maniera proprio esaltante, giacchè lo studentello non sembra poi così geniale da aver potuto realizzare quel delitto perfetto che - proprio a detta dei Ris - non esiste!
Ma adesso, e solo adesso, le indagini si allargano ai colleghi di lavoro di Chiara. Una ulteriore conferma della scarsa fiducia degli stessi investigatori verso la pista Stasi.
Indubbiamente si tratta di un delitto di difficile soluzione - anche per la vita apparentemente trasparente della vittima - ma la fuga in avanti, operata con il fermo di Stasi, potrebbe compromettere l'esito delle indagini.
Non ci vuole una lince per immaginare che una nuova eventuale richiesta di ordinanza di custodia cautelare, nei confronti del fidanzatino, nascerebbe già sotto una cattiva stella.
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